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beato Placido Riccardi

Il beato Placido Riccardi, visitò più volte il nostro Monastero perché, dalla sua venuta all’Abbazia di Farfa nel 1895, fu il confessore delle nostre monache fino al 1912.

      

 

Il Beato Placido Riccardi

Il suo corpo si venera nell’Abbazia di Farfa

 (Martirologio Romano – 25 marzo – n.15)

 

Tommaso Riccardi, nacque a Trevi il 24/6/1844, da Francesco e Maria Stella Paoletti, terzogenito di dieci figli.

Nel 1853 entrò nel Collegio Lucarini ove si distinse come attestano numerose menzioni e medaglie conferitegli. Nel 1862, chiuso il Collegio Lucarini per motivi politici, si pose sotto la direzione spirituale di Don Ludovico Pieri, un santo sacerdote trevano, padre spirituale e ispiratore del beato Pietro Bonilli. Nell'atto di licenziarsi dal Pieri per proseguire gli studi a Roma, questi gli profetizzava la futura vocazione. Appena un anno dopo (12/11/1866), dopo un pellegrinaggio a Loreto e un corso di esercizi spirituali, bussava alla porta dell'Abbazia di S. Paolo. Ammesso al noviziato (5/1/1867) col nome di Tommaso, fu ordinato Suddiacono il 2/4/1870 e Diacono il 24/9/1870.

Ebbe vari incarichi: Vice Maestro degli Alunni, Maestro dei Novizi, Vicario Abbaziale delle Benedettine di S. Magno ad Amelia in due diverse epoche.

Nel 1895 venne a Farfa, dove fu inviato per tentar di salvare l’Abbazia che era ridotta in condizioni miserrime. Don Placido rivolse la sua attenzione alla gente, generalmente poveri pastori che andavano da lui dopo la Messa della domenica aiutando tutti spiritualmente e materialmente. Si dice che fornisse anche suggerimenti e rimedi medicamentosi descritti negli antichi codici.

Fin dal 1895 assunse anche l’incarico di Confessore delle Monache Eremite di Fara Sabina manifestando anche qui l’amore per le anime, incarico che si protrasse fino al 1912.

Si racconta che una delle Monache, una certa sr.M.Chiara, nativa di Brescia, di famiglia benestante, era entrata in Monastero in età adulta. Da novizia, non essendo abituata alle ristrettezze trovò non poche difficoltà nella vita di tutti i giorni, come il dover andare completamente scalza, il dover adoperare il lume senza possibilità della luce elettrica ecc… Così che spesso era tentata di tornarsene a casa, ma il beato la rassicurò dicendo che non sarebbe mai uscita da questo Monastero se non dopo la morte. Così fu perché nel 1963, quando si iniziarono i lavori di restauro del Castello, si sarebbe dovuta trasferire in un altro Monastero, ma durante notte si alzò la febbre e, nonostante fosse tutto pronto per la partenza, il giorno dopo non poté mettersi in viaggio. Morì poco dopo in quello stesso anno senza essere mai uscita dal Monastero come predetto dal beato.

Dopo quasi venti anni di permanenza a Farfa, nel 1912, il suo fisico già da sempre poco florido, ulteriormente fiaccato da una vita di penitenze e di privazioni, era tanto debilitato che il sant'uomo dovette essere ricondotto a Roma. Visse ancora due anni e mezzo, assistito dal suo discepolo ed amico don Idelfonso Schuster, poi cardinale, vescovo di Milano e suo biografo.

Spirò la sera del 15 marzo 1915 e il giorno seguente, quando la salma fu trasportata nella Basilica, per errore le campane suonarono a festa.

Nel 1925 il corpo fu traslato a Farfa e nel 1928 iniziò il processo di canonizzazione, ma soltanto negli anni Cinquanta Pio XII lo proclamò Beato.

 

 

 

Per conoscere

Il beato Placido Riccardi

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Placido_Riccardi

http://www.abbaziadifarfa.it/santi-di-farfa.asp

http://www.openaccess.it/farfa/04_p.htm

http://www.protrevi.com/protrevi/briccrd1.asp

http://www.enrosadira.it/santi/p/placidoriccardi.htm

http://www.santiebeati.it/search/jump.cgi?ID=90224

http://it.cathopedia.org/wiki/Beato_Placido_Riccardi

 

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