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Il Monastero Ieri

Il Monastero si inserisce nell’opera di riforma e di ritorno alle origini che dal quattrocento in poi investe e rinverdisce con opere si santità e di apostolato l’Ordine francescano, e di cui S. Bernardino da Siena in Italia e S. Pietro d’Alcantara in Spagna sono gli epigoni che hanno lasciato il segno di santità e perfezione in tante generazioni di frati.

 Francesca Farnese  Fu la Venerabile Francesca Farnese delle cinque piaghe di Gesù, morta in concetto di santità nel 1651, già monaca del Monastero di S. Lorenzo in Panisperna a Roma, che alla notizia della morte di San Pier Battista e compagni, uccisi in Giappone per la fede di Cristo, s’infiammò tutta del desiderio di imitarli e convertitasi, ebbe l’ispirazione di fondare cinque monasteri di clausura che, seguendo l’esempio di S. Chiara, vivessero in penitenza, isolamento e preghiera in riparazione delle cinque piaghe della crocifissione. In vita poté realizzare la costruzione solo dei primi quattro monasteri, Farnese, Albano, Palestrina e la ‘Concezione’ di Roma (ormai distrutto), ma desiderava fondarne  un altro a Fara Sabina  che  fosse  centro  di  vita spirituale più perfetto;  doveva essere il Monastero dedicato al  Sacro Costato, perché più staccato dal mondo ed immerso nella meditazione e contemplazione del suo amore infinito.    

Card. Francesco Barberini  Purtroppo sorella morte mise fine al progetto di suor Francesca che confidatasi con il Cardinale Francesco Barberini trovò in lui un solerte sostenitore e realizzatore dei suoi desideri. 

   Nella lunga vita del Cardinale Barberini forse nessuna impresa rispecchiò tanto le sue aspirazioni religiose quanto la fondazione di questo Monastero.

   Nel 1672, il P. Giovanni di S.Maria, alcantarino, padre, maestro e confondatore con il Cardinale Francesco Barberini di questo nuovo Istituto, si recò a Fara, per incarico dello stesso Cardinale, per guidare la fabbrica del monastero, eretto poi canonicamente il 2 aprile 1676 da papa Clemente X, e redigere le Costituzioni che , dopo varie e successive modifiche furono approvate con decreto del Papa Innocenzo XI (il beato Odescalchi) in data 28 marzo 1678.

 

 

 

Le Costituzioni

   Le Costituzioni, quindi, regolavano la vita delle monache farensi affinché corrispondesse all'ideale della Venerabile Farnese che nella sua riforma voleva un distacco totale dal mondo, il massimo rigore nella penitenza, grande spirito di orazione e di unione con Dio e amore alla solitudine e al silenzio.

   Lo stesso Monastero di Fara venne denominato “Monastero della Solitudine di Santa Maria della Provvidenza soccorrente di solitarie scalze di S. Chiara“.

Si possono sintetizzare le antiche Costituzioni in quattro i punti:

-      non è permesso di tenere "zitelle" da educare, per questo il Cardinale Barberini, con generosità, le provvide di che vivere;

-      una volta professata la Regola non è permesso accedere al parlatorio neanche per la visita dei parenti più stretti;

-      non si scrive a nessuno, nemmeno ai genitori;

-      quando alla Superiora giungono notizie liete o tristi dalle famiglie, non le comunica all'interessata.

   Ecco come si esprimono le Costituzioni al cap. I, n.13: "Et acciochè nell'avventurate Solitarie sia sempre abolita I'inquieta memoria del Secolo temuta tanto da gli antichi Padri dell'Eremo, e da tutte le vere Spose del figliol di Dio, perché I' humane rimembranze facilmente oscurano I'intera vista e la luce dello spirito, macchiano la purità della mente, e svegliano i movimenti naturali di vana, inutile e inquieta allegrezza, o mestizia, secondo la qualità delle novelle, o buone, o ree, ch'elle siano, si ordina a tutti li nominati neI numero antecedente, che né meno diano parte ad esse Solitarie della morte, infermità, ò altra disgrazia, felicità, o bisogno de' parenti, amici, o altri qualsiasi, fuorché i Superiori; ma semplicemente senza esprimere in particolare né la persona, né il bisogno, dicano queste sole, e precise parole: si raccomanda un bisogno alle loro orationi, per il quale si prega, che applichino una Comunione, disciplina, e più, o meno, conforme sia più, o meno grave il bisogno".

   II Monastero era isolato dal mondo, le piccole aperture con grate servivano solo per ricevere la S. Comunione, per confessarsi e per conferire con i Superiori. C'era la grata anche nella finestrella donde passava il desinare.

  Perché fossero eliminati anche indiretti contatti e richiami del mondo e dei suoi splendori, alle monache era proibito fare i dolci per qualsivoglia persona, fare ricami in oro, in argento, o in seta (eccezione solo per le tovaglie dell'altare).

   Per meglio mantenere il raccoglimento interiore, le monache lavoravano in cella, ove, tolto il tempo delle preghiere corali e dei pasti passavano tutta la giornata.

   Era loro permesso il lavoro manuale nell'orto, per più di un'ora al giorno, però ciascuna doveva avere il suo pezzo di terra che lavora da sola ed in silenzio seguendo gli ordini di un'ortolana (cap. XVII, n°8). E' permesso mormorare devote canzoni, quando fosse utile a scacciare distrazioni. Anche quando si accedeva alla grata delle Marte per chiedere qualcosa, non doveva essere rotto il silenzio; le richieste andavano scritte su delle tavolette "come introdusse la Ven. Madre suor Francesca Farnese" (cap. XX, n°8).

   Per colloquiare tra loro, le Marie utilizzavano dei segni convenzionali cosicché il silenzio era l’unica "voce" che si udiva nel monastero.

   Nell'orto vi erano delle devote cappellette ove le Eremite, in tempo di esercizi spirituali ed in altre circostanze, col permesso della Superiora, potevano ritirarsi per passare l’intera giornata in digiuno e completa solitudine.

   Nelle stanze delle monache piccole e povere dovevano esserci stampe ed immagini di santi eremiti e non doveva mancare quella di S. Brunone. La vita eremitica praticata dai Santi del deserto è un pò il loro ideale cui sacrificano tutto il resto.

Le Costituzioni rimasero in vigore fino al 1963.

 

           Le Marte e le Marie

 

Il coro antico

  In questo monastero la comunità era divisa in due famiglie religiose, quella delle Marte e quella delle Marie facenti capo ad un'unica Superiora scelta tra le Marie. Le prime erano addette alle occupazioni di indole pratica e a tutte le incombenze giornaliere: pensare alle provviste, preparare il desinare e curare i necessari contatti con il mondo esterno.

 

 

La cucina del 1500

Le altre abitavano la parte più remota del monastero nelle piccole stanze che sul cortile interno, non avevano alcuna relazione col mondo, e non dovevano occuparsi e preoccuparsi dei problemi di ordine materiale: I'isolamento delle Marie, le vere eremite, doveva essere totale ed assoluto, una vera rocca dentro un castello fortificato.

 

 

 

 

A. NICOLETTI, Vita della venerabile Madre suor Francesca Farnese, Ed. Giacomo Dragondelli, Roma 1660

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